[Mio capitano #39] Ricordare non basta
Allenare memoria storica e coscienza critica con il debate
“Prof, ma che senso ha ricordare i genocidi del passato se continuano ad accadere nel presente?”
Stiamo parlando della Shoah, e la domanda arriva dritta al punto.
Come solo i ragazzi sanno fare.
Rilancio loro la domanda e si apre il dibattito.
Un dibattito ricco, partecipato, in cui emergono alcune riflessioni fondamentali che hanno il coraggio di sfidare la retorica della memoria.
Ricordare ha sempre senso, ci diciamo.
Ogni giorno dell’anno, non un solo giorno all’anno.
È essenziale per non dimenticare le vittime e per tenere vive umanità e sensibilità.
Per allenare la capacità di sentire che ciò che è successo non è “altro da noi”.
Ma nel confronto emerge anche un secondo punto, altrettanto chiaro: ricordare non basta.
Se la memoria resta solo un esercizio di rievocazione del passato, se non ci aiuta a capire perché certe cose sono successe, che cosa le ha rese possibili, rischia di diventare sterile.
Ci siamo chiesti allora come sia potuto accadere, più volte nella storia, che intere popolazioni siano state oppresse e distrutte.
E perché continui ad accadere, anche ora.
E le risposte hanno toccato parole ricorrenti: propaganda, silenzio, acquiescenza.
I genocidi vengono perpetrati impunemente perché la propaganda è abile a nasconderli o giustificarli, mentre la maggioranza resta spettatrice.
Per ignoranza, paura o indifferenza.
E allora quello che serve, oltre e più che ricordare, è imparare a vedere.
Riconoscere quello che succede nel nostro presente e scegliere di non girarsi dall’altra parte.
Conoscere la propaganda di ieri significa imparare a riconoscere quella in cui siamo immersi oggi.
Capire i meccanismi che hanno portato altri a voltarsi dall’altra parte serve ad accorgerci quando e perché rischiamo di farlo anche noi.
La memoria, allora, non è solo ricordo.
È allenamento a non essere spettatori.
Allenamento a vedere.
A riconoscere.
E a parlare, quando è necessario.
Ed è qui che la scuola ha un ruolo decisivo.
Perché può essere il luogo in cui la memoria diventa anche lettura critica del presente. E la lettura critica diventa responsabilità.
Laboratorio 🎨
Vuoi proporre anche tu il tema della memoria in modo problematico?
Ti propongo un debate.
COSA SERVE
Le mozioni qui sotto (scegline una);
Schede per strutturare i ragionamenti (modelli AREL-SEEI, link in fondo 👇);
Regole sul format del debate (vedi tutorial sotto 👇).
MOZIONI POSSIBILI
La memoria storica è inutile se non aiuta a cambiare il presente.
La memoria storica è efficace solo quando mette in discussione il nostro modo di stare nel presente.
Studiare i genocidi del passato ha senso solo se ci aiuta a smascherare la propaganda di oggi.
La memoria senza pensiero critico rischia di renderci più passivi, non più consapevoli.
Mozioni del genere permettono di:
Spostare la riflessione dalla memoria come ricordo alla memoria come strumento di lettura del presente;
Mettere in luce il legame tra conoscenza storica, pensiero critico e responsabilità;
Interrogarsi sui meccanismi ricorrenti (propaganda, silenzio, acquiescenza) che attraversano passato e presente;
Allenare gli studenti a non restare spettatori, ma a prendere posizione in modo consapevole.
Il debate invita gli studenti a fare un passo in più rispetto alle opinioni superficiali: quelle istintive, alimentate dal senso comune e assorbite senza filtro critico.
Chiede di informarsi, distinguere fatti e interpretazioni, riconoscere argomentazioni deboli o manipolative, confrontarsi con punti di vista diversi.
Non per vincere.
Ma per capire meglio.
RISORSE PRATICHE
Se non hai mai proposto un debate:
👉 In questa newsletter trovi un video tutorial su come funziona e indicazioni pratiche su come prepararlo. 👇
Per aiutare gli studenti a costruire argomentazioni solide:
👉 Usa i modelli AREL o SEEI: affermazioni sostenute da dati, esempi e spiegazioni chiare, con conclusioni che analizzano conseguenze e impatto delle affermazioni.
Qui trovi una scheda-esempio e uno schema guidato per accompagnarli passo dopo passo.
Portare il debate su temi attuali e sentiti come questo è un modo efficace per allenare i ragazzi a considerare più prospettive e farsi sentire con la forza delle argomentazioni, non alzando la voce.
Prova e fammi sapere come va.



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