A settembre il tempo riprende a correre.
Dopo settimane di calendari vuoti, in cui riuscivi ad ascoltare i tuoi pensieri, tutto riapre.
Le chat. Le mail. Le riunioni. Le conversazioni nei corridoi della scuola.
E con questo, ricomincia anche una fatica meno visibile: quella di passare dal ripiegamento all’apertura. Di uscire dal proprio spazio e tornare disponibili agli altri.
Nei primi giorni lo scambio di idee è febbrile.
Libri da leggere, attività da provare, corsi da seguire, gite, uscite, laboratori, progetti.
Una collega ti consiglia un albo bellissimo. Un altro racconta un’attività che ha funzionato. Arriva il programma di un corso che sembra perfetto, le case editrici mandano cataloghi pieni di libri interessantissimi, scopri un nuovo laboratorio sulle emozioni che sarebbe ideale per quella classe.
E tu vorresti fare tutto.
Leggere tutto, provare tutto, raccogliere ogni proposta.
Ti servirebbero mille ore a settimana.
Intanto ti piovono addosso circolari, scadenze, moduli, calendari, indicazioni.
Poi arrivano loro.
Gli alunni.
Con le loro parole. Le paure e le aspettative.
L’entusiasmo o la noia. Le domande. A volte il silenzio.
Tornare a scuola significa certamente tornare a dare: parlare, spiegare, organizzare, proporre.
Ma la parte più difficile è tornare a ricevere.
Rimettersi in modalità accoglienza.
Fare abbastanza spazio perché, in mezzo a tutto quello che chiede attenzione, le persone non diventino soltanto un’altra cosa da gestire.
A settembre lo sforzo va concentrato proprio lì: nel rimettersi in ascolto.
Nel riaprirsi.
Spark ✨
Nell’ultima newsletter, Itaca, ci eravamo lasciati con una parola greca:
φιλοξενία – philoxenìa, amore per lo straniero.
Quest’anno vorrei ripartire da lì con un albo illustrato: L’isola, di Armin Greder.
La storia comincia con un uomo che arriva dal mare.
Gli abitanti dell’isola lo raccolgono.
Ma raccogliere qualcuno non significa necessariamente accoglierlo.
Ed è proprio questa la domanda che la storia sembra porci:
basta far entrare qualcuno per accoglierlo davvero?
Vale per lo straniero, ma forse anche per chi pensi di conoscere già.
A settembre ritrovi ragazzi che hai salutato pochi mesi prima, ma che nel frattempo sono cambiati.
Riaprirsi significa anche questo: non rinchiuderli nell’immagine che ti sei fatto o fatta di loro.
Lasciare abbastanza spazio perché possano sorprenderti.
Domani proveremo a farlo con un nuovo icebreaker, pensato per muoversi, raccontarsi e riscoprirsi.


